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Haruki Hakoyama

Haruki Hakoyama with Bass

Haruki Hakoyama Biarnel scorcio 34 Heavy Roasted

Haruki Hakoyama Biarnel scorcio

Haruki Hakoyama Plays a  Biarnel Scorcio 34”

Haruki Hakoyama is a musician, producer, and educator based out of the metro Detroit area. He is an accomplished bassist, trumpeter, and guitarist that is equally known for exploring various other instruments to bring a cohesive hue to his music. His reputation for multi-instrumental fluency has garnered significant attention with his videos reaching hundreds of thousands of views worldwide.

In the studio, Haruki is in-demand both as a session musician as well as a producer/engineer with his hallmark being his keen ears and meticulous attention to musicality no matter the style of music. These sensibilities are best represented in his own music with the Paddlebots, a progressive soul-pop band that was started with his long time friend and Detroit native, Kortez Buckner. 

While maintaining an active music career with an ever expanding list of collaborators, Haruki also remains passionate about his role as an educator. Haruki currently serves as faculty for the audio engineering program at Lawrence Tech University where he teaches the Music for Audio Engineers classes. He has also given talks and presentations for various age groups and is incredibly passionate about the impact that education has on the next generation of brilliant minds.

Instagram: @harukihakoyama

Haruki Hakoyama

5 TRUCCHI MENTALI per ottenere chitarre e bassi di liuteria GRATIS

Hai mai provato a chiedere #IRREGALO a un produttore di strumenti musicali? Fallo anche tu, è divertente! Segui la guida pratica in questo video e ottieni anche tu degli strumenti gratis!

Trascrizione del video.

Forse quelli fra di voi meno addentro alla scena musicale non sanno di un fenomeno ormai molto diffuso, che sarebbe la piaga di chiedere #irregalo.

Non capite? All’inizio non capivo nemmeno io. Ve lo spiego.

In breve ci sono dei musicisti, o comunque delle persone con l’hobby di estrarre delle note da uno strumento musicale, che ogni tanto contattano qualche produttore.

Detta così sembra un fenomeno trascurabile, ma guardate che è una piaga eh. Sia per i produttori che per gli altri musicisti che si trovano disorientati.

Vi espongo la questione in meno di cinque minuti.

Il senso sarebbe: posso spostarti grossi numeri di vendite e influenzare una massa critica di persone interessate, quindi per te, produttore, dare uno strumento potrebbe essere un investimento vantaggioso.

Che, stando così le cose, è assolutamente vero, non ci piove, anzi, sarebbe quasi auspicabile.

Il problema è la magnitudo. Mi spiego meglio.

Hai un blog dove dici la tua su tre strumenti? Ti leggono in dodici? Bravo, divertiti, linka i tuoi articoli ai tuoi amici che faranno finta di leggere, va benissimo, ma quante vendite pensi di fare?

L’investimento deve essere vantaggioso, almeno in potenza, per entrambi. Non dico la certezza del successo, ma un minimo di speranza?

Ma i peggiori, quelli che veramente si beccano le risposte brutte, sono quelli che ci provano a tappeto. Tipo i disperati alle feste, uguale. Scrivono una mail molto generica, tendenzialmente incensandosi e accampando richieste molto precise e il più delle volte contraddittorie, e la mandano a TUTTI i produttori di strumenti che riescono a trovare.

Come te ne accorgi? Eh…

“Caro costruttore di bassi”, “gentile liuteria”, senza nemmeno la fatica di personalizzare ogni mail!

Poi dicono “vorrei un basso… vorrei una chitarra…” non ti dicono “sono molto interessato dal vostro modello Scorcio perché è lo strumento headless più bello e più leggero d’Europa, o il Prassi NeroNeroNero perché è il basso più nero del mondo, no, non hanno la minima idea di cosa tu stia producendo, il più delle volte. Alla fine questi qui cosa cercano: uno strumento da tenere qualche mese, per poter scrivere nella loro biografia “proudly endorsed by tizio” e farci la parte di quelli seri… per poi rivendere tutto su un mercatino qualunque, tirarci su qualche soldo a impegno zero, rimandare le mail a tappeto e ricominciare il giochino.

Eh ma finisce presto.

Perché dovete essere bravi.

Vi si sgama subito perché basta dire “va bene, allora faccio preparare dall’avvocato un bel contrattino dove tu ti impegni a fare questo e questo, comportarti in questa maniera…” – spariscono. Non li senti più.

Il produttore di strumenti deve credere in voi. E spesso, date retta, vi cerca lui.

Avere un profilo in qualche social non significa nulla. Tutti ce l’hanno.

Cercare un regalo e rivendere.. quanto vi può durare? Poi si viene a sapere e perdete credibilità.

Non fraintendete, avere qualcuno che spinge il marchio, che lo rende visibile nei canali più frequentati da gente interessata, che ne parla, che lo porta alla ribalta… è quanto di meglio si possa sperare.

Però per dire, se fate un balletto su TikTok con una mia chitarra e vi vedono un milione di tredicenni disinteressati alla musica, a livello di marketing non avete fatto un grosso favore al produttore.

Se andate a suonare alla sagra del conigliolo fritto a Buti e vi vedono le signore del posto… mah, non lo so quanto cambi il fatturato.

Se invece avete una presenza regolare sui canali social, o avete un progetto musicale ben definito, non arrangiato, o anche una speranza di crescita… quello è ben diverso.

Poi, perché puntare sempre a irregalo?

Partite chiedendo, se proprio vi piace quello strumento, un Artist Price, che è una cosa molto molto più realizzabile, in cambio di una serie di impegni: video recensioni, apparizioni in tv o in canali social molto seguiti, qualcosa.

Alle brutte potete anche chiedere un comodato d’uso gratuito, temporaneo, e chiedere di essere pagati per alcune prestazioni, tipo come dicevo prima video recensioni, apparizioni in video straseguiti… non ci sarebbe davvero nulla di male. Però dovete essere bravi, già detto prima

Non è facile offrire un bel prodotto o una bella prestazione che sappia dare qualcosa, in termini di vendite o di esposizione del marchio, bisogna lavorarci su. Non basta fare i funamboli, tredicimila note al secondo o atteggiarsi.

Però, per dire, nemmeno saper fare strumenti belli è facile, eh. Quindi cerchiamo quantomeno di fare pari.

Quindi ora, per lasciare un po’ di valore a questo video, così magari lo condividete, che non condividete mai niente, vi lascio la lista delle 5 strategie da seguire quando volete chiedere irregalo a un produttore.

  • Siate specifici. Non tirate a caso. Dimostrate di essere interessati a un determinato prodotto o caratteristica saliente di un produttore. Anche solo per cortesia… è proprio brutto.
  • Chiarito subito in che modo pensate di essere d’aiuto al produttore, senza fare i vaghi. Dire solo “visibilità” non aiuta per niente. Avete un canale di recensioni? Fate video tutorial? Avete firmato per un tour europeo? Farete da gruppo spalla ai Rolling Stones?
  • Linkare la vostra pagina Facebook, il sitarello fatto maluccio o il profilo Instagram con le foto delle bistecche e dei fidanzati non serve, e personalmente penso di non averci cliccato mai. Fornite dati, gli analytics. 
  • Offrite delle garanzie. Siate pronti a firmare contratti, ad assumervi delle responsabilità e ad avere delle limitazioni: siete lì per collaborare, per dare qualcosa in cambio, non per avere qualche gadget da rivendere.
  • Ma la strategia numero uno per chiedere irregalo è …non chiedere il regalo. Ve l’ho detto, ci sono altre forme: il comodato d’uso, l’artist Price, o anche solo chiedere un compenso per erogare prestazioni professionali. Vi assicuro che se poi la cosa funziona bene sarà il produttore a proporvi qualcosa o a darvi qualche strumento da sviluppare assieme.

Perché un conto è dare in giro qualcosa come un cavo, una muta di corde, o quei cosini col velcro che mettono tutti alla paletta… ce l’hanno tutti, di punto in bianco, come mai? …Oppure essere il distributore regionale di una megaditta e dare uno strumento che viene prodotto in serie.

Ma dare uno strumento artigianale per cui hai lavorato mesi è un discorso parecchio diverso.

Arianna De Lucrezia

Arianna De Lucrezia Biarnel Iter RougeNoir

Arianna De Lucrezia Biarnel Iter RougeNoir

Arianna De Lucrezia Biarnel Iter RougeNoir

Arianna De Lucrezia suona un Biarnel Iter 5c RougeNoir

Esposta alla musica fin da piccola, a 7 anni Arianna inizia il suo percorso dai tasti di un pianoforte.

Dopo soli due anni, nel 2013 si avvicina al basso elettrico iniziando a prendere lezioni dal contrabbassista Bruno Zoia (Lee Konitz, Chet Baker, Andrea Braido e molti altri).

Arianna affronterà presto il palco nelle situazioni più diverse iniziando a costruire una confidenza e una scioltezza che si riveleranno successivamente molto utili.

All’attività sullo strumento affianca quella di cantante. Decide di considerarsi una bassista-cantante e si mette in cerca di un insegnante con le stesse caratteristiche. Inizia quindi a studiare con la bassista e cantante Fabiola Torresi (Franco Califano, Sergio Caputo, Robben Ford e altri).

Nel frattempo il suo amore per la complessità e per i tempi dispari la conducono inesorabilmente al Progressive Rock. Arianna inizia a suonare incessantemente la musica dei giganti degli anni ’70 come i Genesis, gli Yes e soprattutto i Jethro Tull, dirigendosi verso i più contemporanei Steven Wilson e Dream Theater.

Inizia a studiare all’inizio del 2020 con il maestro Luca Pirozzi (Mike Stern, Nicola Piovani, Lucio Dalla e molti altri) anche in vista di un futuro percorso accademico.

Nel marzo 2020 Ian Anderson (Jethro Tull) nota Arianna in alcuni video sul suo canale Youtube) Rimane colpito al punto di segnalarla a Steve Bailey, bassista di fama mondiale, Direttore del Berklee College Of Music. I commenti di Ian Anderson sono tra l’altro ancora visibili sotto i video. Poco tempo dopo Bailey spende parole lusinghiere sul talento di Arianna e dichiara di attenderla a Berklee. Nell’estate 2020, in pieno “lockdown”, Arianna vive il suo momento magico quando lo stesso Ian Anderson decide di registrare con lei uno dei suoi brani, “Wicked Windows”, comparendo come ospite nel video. Il “featuring” di Anderson nel video e` tuttora presente nel sito web dei Jethro Tull.

Arianna fonda nel 2019 i Floating Minds. Pur cimentandosi nell’esecuzione di musica dei grandi gruppi prog, i Floating Minds scrivono ed eseguono il proprio materiale. La band ha già pubblicato il primo singolo “Little Bird (Fly Away)” su Spotify.

Nel dicembre 2020 i Floating Minds entrano in studio per registrare e produrre il loro primo album.

Ad aprile 2021 il prestigioso Berklee College of Music di Boston conferisce ad Arianna una borsa di studio completa, consentendole di frequentare gratuitamente il corso Aspire: Five-Week Music Performance Intensive e di vivere presso il campus del college.

http://www.ariannadelucrezia.it

@ariannadelucrezia_bass

@floatingminds_official

Arianna De Lucrezia Biarnel Iter RougeNoir

Mark White

Mark White from Spin Doctors

Mark White from Spin Doctors Biarnel scorcio corsa

Mark White from Spin Doctors Biarnel scorcio

Mark White Plays a  Biarnel Scorcio 32” Corsa

Mark White was born on July 7, 1962, in the New York City borough of the Bronx to Joan and Earnest White. He spent his early years in the New York City area, eventually settling with his family in Queens where he eventually made a name for himself in New York underground music circles. His first bass guitar was a right-handed Epiphone.

Early career

After being in a series of bands, White met up with Aaron Comess and participated in a group called Spade in 1988. This band was a mixture of funk and punk, highlighting White’s fast, finger-plucking bass style and Comess’s traditional jazz education from the New School for Jazz and Contemporary Music in New York City.

White quit Spade after a few months, but was asked to audition for a new opening in Trucking Company, a band originally started by John Popper. When Popper left to pursue his other band, Blues Traveler, Chris Barron (lead vocals) and Eric Schenkman (guitar, backing vocals) decided to continue Trucking Company with the addition of Aaron Comess, with whom they had studied at the New School.

Spin Doctors

White playing with Spin Doctors in 2017
However, during White’s audition, Trucking Company solidified into a much different style, in part because of White’s eclectic musical background. Schenkman came up with the name, Spin Doctors to represent their new combined sound.

White quit the Spin Doctors in 1999 and the bass tracks on Here Comes the Bride were completed by Comess. Soon after, the band stopped touring because Barron suffered from vocal fold paresis. In 2001, Barron and Schenkman put aside their differences for a one-time show at the historic venue the Wetlands before it closed permanently. White joined them for this reunion, which gradually turned into an unofficial reunion tour. This marked the beginning of the band’s reformation. The reunited Spin Doctors went on to release the albums Nice Talking to Me in 2005 and If the River Was Whiskey in 2013 through RuffNation Records.

Instagram: @markbwhite

Mark White from Spin Doctors

L’incontro fra Ares Tavolazzi e Biarnel Liuteria

Ares Tavolazzi Biarnel liuteria Pisa

Nella maggior parte dei casi, le giornate che arrivano a cambiarci in qualche modo la vita partono in sordina; io quel giorno ero, in effetti, partito per comprare una sordina: una Harmon per la tromba, perchè, una volta posati gli attrezzi da lavoro, mi piace essere un trombettista.

Ero un liutaio piuttosto giovane e molto speranzoso, ma certamente ancora semisconosciuto, quando un giorno per caso incontrai in stazione, a Pontedera, Ares Tavolazzi. Lo vidi e lo chiamai “Mr. Tavolazzi?”; proprio così, col punto interrogativo, dal quale traspariva non il dubbio, ovviamente, quanto piuttosto l’incredulità di trovarmelo di fronte così all’improvviso. Mi rispose di sì e io, con un po’ di faccia tosta che di solito non mi appartiene – sono di solito molto schivo – gli parlai della mia neonata attività e gli lasciai un mio biglietto da visita.

Quando arrivò la sua telefonata, un po’ di tempo dopo, non me la stavo passando troppo bene: ero immobilizzato perché mi ero rotto una caviglia in moto e il lavoro andava avanti a rilento, i clienti erano spazientiti e io ero spesso di malumore. Qualcuno dirà: vabbè, il malumore è normale. Ok, diciamo che ero più di malumore rispetto ai miei standard.

Ares tavolazzi playing biarnel akmè bass

Lui chiamò e il malumore sparì all’istante. Stiamo parlando di Ares Tavolazzi, uno dei più famosi bassisiti e contrabbassisti italiani, vincitore nel 1997 del premio Willaert come miglior musicista dell’anno, noto per le sue collaborazioni con molti artisti quali, tra gli altri, Francesco Guccini, Paolo Conte, Mina, Lucio Battisti, Antonello Venditti, Zucchero, Lucio Dalla, Gianni Morandi, Vinicio Capossela, Angelo Branduardi; famoso per essere stato dal 1973 al 1983 il bassista degli Area, gruppo storico d’avanguardia, insieme a Demetrio Stratos. Autore della sigla di Ufo Robot, insieme a Vince Tempera. Insomma, non sto qui a srotolarvi l’intero curriculum. Stiamo parlando di un mostro sacro della musica italiana.

Mi chiamò per farmi aggiustare un suo contrabbasso elettrico, e nell’occasione gli feci provare qualche mio strumento. Evidentemente gli piacquero perché pochi giorni dopo se ne portò a casa uno, un Biarnel Iter 5c, per poterlo provare nei concerti. Da lì la nostra collaborazione non si è più interrotta. Con lui ho perfezionato il progetto del Biarnel Akmè, costringendomi a non accontentarmi di setup e suonabilità “abbastanza buone”. Insieme abbiamo sviluppato l’Akmè otto corde 5+3, un progetto estremamente complicato con pickup piezo e magnetici, fretless e fretted sullo stesso manico, con delle possibilità polifoniche mai viste prima.
In un’intervista, credo a Francesco Guccini, ricordo di aver letto “l’ombroso austero Tavolazzi”. Personalmente la vedo diversamente: è una persona di estrema empatia e generosità, certo non chiassoso, ma forse proprio per questo mi va così tanto a genio. Devo molto a questo uomo gentile, disponibile, mai sopra le righe, e sono orgoglioso di essere il suo liutaio. Grazie a lui, in un momento veramente difficile della mia vita e della mia carriera, molte cose sono cambiate per il meglio. E questo ha fatto tutta la differenza.

Titanium Rods: barre di rinforzo in Titanio nel manico

titanium rods barre titanio nel manico Biarnel liuteria Pisa

Scopri a cosa servono le barre di titanio e non temere più che il manico del tuo strumento si deformi: suona senza ansia e goditi le tue perfomance sul palco. 

In tanti mi chiedono, ogni giorno, cosa siano e a cosa servano le barre di titanio inserite nel manico degli strumenti Biarnel.

Dunque, come ben sapete il titanio è un metallo molto leggero, duro, non tossico e resistente alla corrosione quasi quanto il platino. Ciò che lo rende particolarmente adatto ai Biarnel è appunto questo eccezionale rapporto resistenza/peso, che è anche la caratteristica di punta di tutti i miei strumenti. Le barre di titanio, quindi, sono uno degli optional che chiunque volesse ordinare un Biarnel dovrebbe considerare indispensabile.

Roasted Birdseye Maple fingerboard blank

Tecnicamente a cosa servono?

Le barre vengono inserite nel manico accanto al truss rod, una a destra e una a sinistra. Come saprete, il truss rod stesso – brevettato nel 1921 da Thaddeus McHug, che lavorava per la Gibson –  è una barra la cui funzione è quella di contrastare la trazione che le corde esercitano sul manico, in modo che quest’ultimo, pur potendosi flettere leggermente (è l’essenziale relief di cui avrete sentito parlare) non si imbarchi e non si deformi nel tempo, specie se sottoposto a cambiamenti di umidità e di temperatura.

Ebbene, in molti casi il truss rod da solo non basta a contrastare questo fenomeno, perché non pone sufficiente resistenza alla tensione delle corde. Da tempo pensavo a come risolvere il problema senza però andare ad appesantire i miei strumenti, che da sempre puntano su un ottimo rapporto leggerezza/robustezza.

Le due barre in titanio sono state la soluzione ottimale: il manico diventa a quel punto molto più rigido, il peso dell’intero strumento rimane invariato e la sonorità migliora, offrendo note più ricche e pulite lungo tutto lo spettro, grazie alle particolari caratteristiche acustiche del titanio.

Il risultato è quello di avere tra le mani una chitarra o un basso estremamente leggeri ma incredibilmente robusti: strumenti affidabili, che non creeranno problemi nel tempo e coi quali si può suonare senza ansie da prestazione che potrebbero incidere sulla qualità della perfomance.

Non vi resta che ordinare il vostro Biarnel e constatare di persona quanto ho scritto finora. Uno strumento leggero, affidabile, robusto e dal suono potente è esattamente ciò che serve a chiunque voglia suonare bene divertendosi.

  • Maggior sustain, note più lunghe e ricche di armonici

  • Maggior resistenza ai cambi di stagione e di umidità, meno rischi di sviluppare pieghe nomale negli anni

  • Maggior stabilitàrigidità torsionale